Atletica, Semenya vince negli 800m a Doha: "Niente cure ormonali, continuo a correre e lottare"

La sudafricana trionfa in Diamond League e afferma di voler combattere la decisione della Iaaf che la obbliga alle cure ormonali per gareggiare nella sua specialità

Nel primo appuntamento della Diamond League 2019, che si tiene a Doha, in Qatar, Caster Semenya vince gli 800 metri femminili con il tempo di 1'54"98. Dopo la gara, allontana il ritiro e afferma di voler combattere la decisione della Iaaf (Federazione mondiale di atletica) che le vieterà di correre gli 800 senza abbassare i livelli di testosterone: "Se di fronte a me c'è un muro, lo salto. Niente cure ormonali, continuerò ad allenarmi e a correre".

Atletica, l'ultimo 800 di Caster

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Caster Semenya era davanti a un bivio: continuare negli 800 metri ma sottoporsi a cure ormonali che le abbassi il livello di testosterone, oppure provare il “salto” verso distanze dai 3000 metri in su. La sudafricana, affetta da iperandrogenismo, affronta il crocevia della sua carriera a suo modo: continuando a correre, dritta per la sua strada. Continuerà a lottare contro le regole della Iaaf. La federazione mondiale di atletica è appoggiata anche dal Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna: le atlete intersex (cioè con “diverso sviluppo sessuale”) come Semenya e Francine Niyonsaba, che corrono nelle distanze comprese tra i 400 metri e il miglio (1.609 metri), dovranno da mercoledì 8 maggio abbassare il livello naturale di testosterone a 5 nanomoli per litro di sangue, se vorranno competere con le donne: "Ho sempre creduto che c’è una via d’uscita per tutti i problemi – dice Semenya dopo la gara degli 800 metri di Doha, in Qatar, primo appuntamento di Diamond League –. Se di fronte a me c’è un muro, lo salto. Continuerò ad allenarmi e a correre. Per me niente è impossibile. Credo nei valori dello sport che mi hanno insegnato a lottare. La vita, a volte, ti propone delle difficoltà. Ma sono credente e credo ci sia sempre un modo di risolvere tutto. Non mi sottoporrò a cure mediche".

Dritta per la sua strada, dunque. Semenya potrà appellarsi entro trenta giorni al Tribunale federale svizzero, o alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Intanto, fa quello che sa fare meglio: correre. Nell'avveniristico Khalifa Stadium di Doha, la sudafricana vince nella distanza che le ha regalato due ori olimpici. Il tempo è di 1'54"98, irraggiungibile per ogni sua rivale. Semenya, che ha concluso il primo giro dietro Noélie Yarigo, dimostra la sua superiorità volando nella seconda frazione. Stacca l'ultima avversaria, la burundese Niyonsaba (seconda con 1’57”75), all'altezza dei 600 metri, e si presenta al rettilineo finale nettamente in testa. Il suo tempo è il record del meeting, non quello personale. Ma resta una delle performance migliori della sua carriera. Al terzo posto arriva la statunitense Ajee Wilson. Dopo la vittoria, Semenya impiega del tempo per sciogliersi. Sembra tesa, il lancio dei fiori verso il pubblico nasconde un po' di rabbia accumulata nei giorni scorsi. Una rabbia che però lascia spazio ai sorrisi già prima di rispondere alle domande dei giornalisti. Da adesso comincia un'altra storia.

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