Dall'Everest al Denali, la nuova spedizione di François Cazzanelli

Dopo i successi del 2018 in Nepal, l'alpinista di Cervinia è partito per una nuova avventura in Nordamerica

di STEFANO GATTI
Dall'Everest al Denali, la nuova spedizione di François Cazzanelli

Sono partiti! Stiamo parlando dei componenti della spedizione alpinistica in Alaska guidata da François Cazzanelli. Meta principale dell’alpinista valdostano e dei suoi compagni d’avventura Francesco Ratti, Stefano Stradelli e Roger Bovard è il Denali (a lungo ma un po’ impropriamente conosciuto come Mount McKinley). Ma non solo: la titolarità del permesso per scalare la montagna più alta del continente nordamericano consente al gruppo di tentare l’ascensione di tutte le altre vette dell’Alaska Range, senza necessità di ulteriori autorizzazioni.

Non si tratta di un dettaglio, perché questo permetterà alla spedizione di concentrarsi a fondo sul programma previsto da qui al 12 giugno (data prevista per il rientro in Italia), ma anche sulle sue posibili varianti. Per i dettagli lasciamo la parola allo stesso Cazzanelli: “La sfida principale sarà quella di arrampicare in stile alpino in condizioni climatiche estreme in alta quota. Per portare a casa un risultato importante sono necessari forza personale, lavoro di squadra ed una logistica perfetta. La nostra meta è la grande Catena dell’Alaska, relativamente stretta ma molto lunga, circa seicentocinquanta chilometri. La nostra squadra si muoverà in totale autonomia sul ghiacciaio del Denali National Park, con l’obbiettivo di esplorare alcune delle montagne più tecniche ed impegnative di tutto il continente.

Sicuramente nel nostro programma c’è una visita al Denali che con i suoi 6190 metri è la cima più alta del Nordamerica ed è una delle Seven Summits della Terra”. Ma quale delle vie di salita al Denali sarà scelta da Cazzanelli e compagni? Le opzioni più quotate per una ripetizione di prestigio sono al momento due: la “Czech Direct” del 1984 (Adamo-Krizo-Korl), considerato l’itinerario più difficile della montagna, oppure la vicina “Cassin” (“Via Città di Lecco”), aperta molto prima (nel 1961) da Riccardo Cassin, Luigi Airoldi, Luigi Alippi, Jack Canali, Romano Perego e Annibale Zucchi: vale a dire i Ragni di Lecco. Oltre al Denali, la spedizione mette nel mirino il Mount Foraker che con i suoi 5304 metri( che ne fanno comunque la seconda vetta più alta dell’Alaska Range e la quarta degli USA) offre la possibilità di un’ascensione più rapida, e quindi di poter sfruttare anche “finestre” più brevi per quanto riguarda le condizioni meteo. Insomma, il completamento ideale della spedizione ed al tempo stesso una valida alternativa all’obiettivo primario, che resta il Denali.

Per Cazzanelli non si tratta certo della prima spedizione di grande impegno. Cresciuto a Cervina, in Valtournenche, il 29enne alpinista valdostano sulle montagne ”di casa” ha effettuato diverse ripetizioni (Cervino, naturalmente, ma anche Monte Bianco e Monte Rosa) ed alla fine della scorsa estate (insieme allo svizzero Andreas Steindl) ha “chiuso” il concatenamento delle quattro creste del Cervino stesso (Hoernli, Furggen, Zmutt e Leone) nel tempo record di sedici ore e 4 minuti, abbassando di oltre sette ore il primato precedente, che risaliva al 1992 ad opera di Hans Kammerlander e Diego Wellig. Fuori dalle Alpi, Cazzanelli ha preso parte ad una dozzina di spedizioni extraeuropee tra Himalaya, Cina, Patagonia ed Antartide. Un anno fa (nelle sue vesti di Guida Alpina) François ha raggiunto con il suo cliente la vetta dell’Everest per poi (come alpinista puro) salire in vetta al vicino Lhotse (quarto “ottomila” della Terra) in cordata con uno dei nostri alpinisti di punta: Marco Camandona.

Per quanto riguarda invece i suoi compagni di spedizione in Alaska, Francesco Ratti (classe 1980) è originario del Milanese, è cresciuto “alpinisticamente” sulle montagne intorno a Lecco e nel 2015 è diventato Guida Alpina e membro della storica Società delle Guide del Cervino (come Cazzanelli). Nei suoi piani per il prossimo autunno una spedizione in Nepal con destinazione Manaslu (m. 8163) ed un “seimila” ufficialmente inviolato: il Pangpoche (m. 6620). All’ombra della “Gran Becca” vive anche il 26enne Stefano Stradelli che dallo scialpinismo praticato a livello internazionale è passato all’alpinismo ed è alla sua prima spedizione extraeuropea. Proprio come l’aspirante Guida Alpina Roger Bovard dalla Valgrisenche, il più giovane del quartetto con i suoi ventiquattro anni.

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