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Napoli, che senso avrebbe una rivoluzione tecnica?

Negli ultimi quattro anni gli azzurri sono stati l'unica alternativa alla Juve

di RAFFAELE AURIEMMA
Napoli, che senso avrebbe una rivoluzione tecnica?

Il dato è inequivocabile: negli ultimi quattro anni il Napoli è stata l’unica vera alternativa alla Juventus. Se il campionato si concludesse con la classifica attuale, avremmo che dal 2015 ad oggi, Madame ha sempre chiuso in testa alla classifica, il Napoli sarebbe stato secondo tre volte ed una terzo, l’Inter una volta terza e due quarta, la Roma due volte terza e l’Atalanta due volte quarta, mentre Milan e Lazio sarebbero sempre rimaste fuori dal poker di testa. Ergo: se questo è il risultato dell’ultimo quadriennio, che senso avrebbe per il Napoli stravolgere tutto e ripartire con un progetto tecnico alternativo? Risposta: nessuno.

Il Napoli, ma soprattutto Ancelotti, ha preso coscienza di questo dato e sta studiando una manovra di calciomercato che vada a intervenire in quei ruoli dove la carenza è sembrata più concreta o dove potrebbe crearsi un vuoto per la necessità o il desiderio espresso da un calciatore di trasferirsi altrove. Il caso più chiaro è quello legato ad Insigne, di cui De Laurentiis ha confessato che preferirebbe lasciare la maglia del Napoli. Può succedere, come no, sempre che mastro Raiola portasse al club azzurro la cifra adeguata per sopportare questo sacrificio. E finora nessuno si è presentato con un assegno prossimo alle tre cifre.

Lo stesso ragionamento può essere fatto per gli altri due big della squadra, Allan e Koulibaly, valutati da top player e liberi di cambiare aria soltanto se Psg o Manchester United decidessero di svenarsi per arrivare a loro. Ragioni pratiche inducono a pensare che la grande fuga da Napoli non ci sarà per mettere in pratica, invece, una normalità di ritocchi relativa ad un esterno basso, un difensore centrale, un centrocampista e una punta centrale molto veloce. Insomma, il Napoli sta già (quasi) bene così come è adesso e Ancelotti ha preso coscienza che sarà meglio trovare un sistema di gioco idoneo a restituire ad alcuni calciatori le antiche peculiarità. Due su tutti, Allan e Callejon.

Nella gara di domenica scorsa a Ferrara si è visto il primo esperimento tattico in chiave futura, con un 4-3-3 con il centrale di centrocampo “ribaltato”, cioè Zielinski utilizzato in mezzo ai due mediani Fabian Ruiz-Allan, ma non qualche metro indietro, bensì avanti. Messo così, il Napoli si dispone con una sorta di 4-2-3-1 in fase di non possesso, mentre nella fase di spinta l’atteggiamento diventa da 3-4-3, con i due esterni bassi (Malcuit e Mario Rui nello specifico) a spingersi contemporaneamente in avanti ed Allan a fare gioco con i due centrali difensivi Koulibaly-Luperto. Milik punta centrale e il duo Younes-Callejon sono stati i partner sulle corsie, per sfruttare il guizzo feroce del tedesco e la proverbiale capacità di inserimento dell’ala spagnola. Basta poco per essere ancora competitivi.

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