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Napoli-Inter, l'importanza dell'ultimo abbraccio ai tifosi

Ecco perché dagli azzurri mi aspetto ora due vittorie

di ANTONIO PETRAZZUOLO
Napoli-Inter, l'importanza dell'ultimo abbraccio ai tifosi

Con la stagione che volge al termine, Napoli-Inter (in programma stasera alle 20:30 allo stadio San Paolo) può non avere grandi significati dal punto di vista della classifica. Gli azzurri sono certi del secondo posto, ormai già da due settimane, ma sono intenzionati a salutare il proprio pubblico con una prestazione positiva, prima del congedo finale al Dall’Ara contro il Bologna nell’ultimo turno di campionato. Può sembrare una sciocchezza, ma non è così. Onorare gli impegni, a testa alta, anche se non ci sono grandi traguardi concreti da raggiungere, se non gli 80 punti fissati da Carlo Ancelotti, può rappresentare un’importante cartina di tornasole in termini di personalità.

Nei momenti clou della stagione, la Juventus ha saputo allungare il passo contro qualsiasi tipo di avversario. E anche se, a scudetto raggiunto, si è concessa qualche partita di riflessione, poco conta. Questo clic mentale è la vera chiave di volta se si vuole maturare e puntare a ridurre il gap dalla capolista delle ultime otto competizioni. Non sono mai stato un patito della differenza dei fatturati tra club e ho sempre pensato che, seppur vero come discorso tecnico, questo concetto preclude un principio essenziale: si gioca in 11 contro 11. Nel momento in cui la palla inizia a rotolare sono tutti uguali ed il più forte può dimostrare di esserlo all’interno del terreno di gioco, senza se e senza ma. Al di là degli errori arbitrali, che possono condizionare o meno l’andamento di una sfida, se fai un gol in più degli altri, senza perderti nei meandri del campo, cincischiando, hai vinto.

Oltre ogni ipotesi di complotto o dietrologia da bar, con l’inconscia sudditanza psicologica che può essere di fatto annullata dall’uso della VAR, serve più cuore. Più voglia di arrivare al traguardo. Più grinta. Come hanno dimostrato recentemente il Tottenham e il Liverpool. Come in parte è riuscito all’Ajax. Altrimenti, partendo sconfitti nella testa già in partenza, davvero conviene cambiare sport. Ecco perché dal Napoli mi aspetto due vittorie: se ogni partita verrà vista come una pratica da chiudere, senza troppi giri di parole, allora davvero qualsiasi avversario dovrà tremare. Le motivazioni sono nei gol. Non devono mai bastare. Nelle amichevoli, come in Champions League. E poi c’è il fine che giustifica i mezzi: il sorriso da regalare perennemente ai tifosi, il vero motore della passione da alimentare. Sempre. Occhio che, se attuata questa prassi, potrebbe diventare contagiosa e letale. Provare per credere.

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